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Etiopia 12La svolta in Asia centrale

«Sperimentare il cambiamento da vicino è come essere protagonisti di un capitolo di un libro di storia».

Quando parliamo di Asia centrale, il pensiero corre subito all’ex “Oriente sovietico”, composto da Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan. In quelle nazioni stanno accadendo delle cose straordinarie.

In Uzbekistan, in particolare, il cambiamento è davvero sorprendente. Fino a qualche anno fa, se gli uzbeki partecipavano a un’assemblea non autorizzata, rischiavano una multa pari a 40 stipendi mensili. Peccato che fosse estremamente difficile o quasi impossibile soddisfare i criteri per ricevere l’autorizzazione. Oggi, invece, è diverso: le congregazioni possono addirittura acquistare degli immobili da adibire a luogo di culto e ottenere il riconoscimento ufficiale come chiesa.

Nel frattempo, con il permesso dello Stato, sono state stampate diverse copie di un’edizione della Bibbia uzbeka. Le comunità possono acquistarle dalla Società biblica nazionale e poi distribuirle.

Quasi dieci anni fa, il leader di un movimento ecclesiale di Tashkent fu calunniato in un programma televisivo, venendo dipinto come un criminale. Fu quindi dichiarato fuorilegge. In una recente trasmissione tivù, quella stessa persona è stata descritta in maniera molto diversa: una riabilitazione tardiva!

Per quanto riguarda il Kazakistan, siamo in collegamento con alcuni amici nel nord Paese, di lingua russa, e con altri nel sud-est e nelle zone centrali. Riferiscono della continua nascita di nuove chiese, non solo nelle metropoli, ma anche nei villaggi remoti.

Un’alba nuova anche sui Paesi vicini del Mar Caspio e dei Monti Tienshan

Uiguri e Karakalpak, mongoli e cinesi, azeri e afgani vengono illuminati dal sole di giustizia che splende sull'Asia centrale. In questo periodo quelle nazioni vivono grandi sconvolgimenti nella sfera politico-economica, con avvicendamenti nelle posizioni di vertice. Parallelamente, sperimentano una svolta dal punto di vista spirituale, perché la loro preghiera e il loro amore per le persone stanno cambiando profondamente la società. Questo darà un’ulteriore accelerazione al cambiamento. Il Risorto sta arrivando: per i Paesi sulla “Via della seta” è iniziato un nuovo giorno.

Destini trasformati

Spesso i fondatori delle chiese provengono da esperienze di vita drammatiche. Uno dei nostri amici era un tossicodipendente ed è finito pure in prigione. Ha vissuto senza speranza fino a quando non è entrato in un centro di riabilitazione gestito da personale cristiano. Gesù ha dato una svolta alla sua esistenza. Anni dopo si è trasferito con la moglie in un luogo dimenticato del Kazakistan centrale: lì predica il messaggio di salvezza e di speranza. Oggi si è formata una piccola comunità, che si riunisce a casa sua.

Klaus-Dieter P. ha partecipato alla conferenza di preghiera ad Almaty. Siamo felici dei cambiamenti positivi nella società uzbeka. Come si possono spiegare?

Il mondo visibile è il palcoscenico di quello invisibile. In questo mondo, infatti, non vengono prese delle decisioni determinanti. Ciò accade nel mondo che non vediamo, ma che possiamo influenzare. I cristiani dei Paesi della “Via della seta” sono convinti che la perseveranza nella preghiera abbia dato inizio al cambiamento.

Come funziona?

Un esempio è la conferenza di Almaty, che si svolge ogni fine estate: negli ultimi 13 anni ha attirato fino a 1.000 partecipanti con lo scopo di pregare per le nazioni. Molti di loro sono leader e responsabili di chiese cristiane.

Quali sono stati i principali soggetti di preghiera dell’ultima conferenza?

Che i germogli di oggi possano maturare e che in Uzbekistan non venga approvato un disegno di legge che limiterebbe le attività delle comunità cristiane.

Quali sono stati i risultati nel corso degli anni di questi incontri di preghiera?

Anzitutto, noto una crescente fiducia reciproca, che ha rafforzato la qualità delle relazioni e ora si esprime anche in un nuovo sistema organizzativo: le chiese del Kazakistan, infatti, hanno formato un’organizzazione a “ombrello”. Questo permette ai vari gruppi di avere un’unica voce nel dialogo con i rappresentanti del governo. I quali, a loro volta, ora hanno un referente a cui poter porre delle domande sulle chiese nascenti. Di recente, comunità e movimenti ecclesiali di Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan hanno aderito all'Alleanza evangelica mondiale; a breve, si uniranno anche le chiese del Turkmenistan.

La tua parola di chiusura?

Abbiamo il privilegio di assistere a un cambiamento che prima di tutto germoglia nei cuori delle persone; poi, mano a mano, diventa visibile all’esterno. È come essere protagonisti di un capitolo di un libro di storia. Non posso che gioire, essere grato e avere fiducia nel Signore.