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Preghiera 30India | Certificazione di fede

In un villaggio dell'India sono state battezzate di recente 24 persone. Ma prima di battezzarli il pastore gli ha chiesto di esprimere con chiarezza la loro confessione di fede e, successivamente, ha posto a ciascuno di essi ulteriori domande: “Ti battezzi volontariamente? Qualcuno ti ha offerto dei soldi per essere battezzato? Sei costretto a battezzarti?”

Ma qual è il motivo di queste domande? Qual è il loro scopo? La risposta sta nel fatto che i pastori vogliono proteggere sé stessi da qualsiasi testimonianza tesa a fare apparire il battesimo come conseguenza di pressioni ricevute. Infatti, in una nazione in cui esiste una legge anti-conversione, per il pastore ciò può significare fino a dieci anni di carcere, a seconda della gravità con cui viene interpretato l’accaduto. Questa legge esiste già in diversi stati e si ritiene che il governo intenda applicarla ovunque.

In alcune città i pastori arrivano addirittura a richiedere al battezzando una dichiarazione di fede e a farla autenticare da un notaio prima del battesimo. E, per motivi di maggior sicurezza e tutela legali, in alcuni casi, il battesimo viene amministrato alla presenza di un avvocato. In passato, infatti, ci sono stati casi in cui persone di dubbia volontarietà, dopo il battesimo hanno testimoniato di avere ricevuto doni per la propria conversione al cristianesimo.

Normalmente, i cristiani in India evitano il termine "cristiano" e parlano di “seguaci”, e invece di “culto” utilizzano il termine "comunione": non è un discorso di religione, ma di fede viva, che cambia la propria esistenza in Gesù. Ed è anche questo il motivo per cui le persone si battezzano nonostante le difficoltà: esse trovano in Gesù ciò che nessun altro può dare loro.