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Iraq 46Iraq | “Almeno lasciateci le Bibbie”

Dio porta la vita in un campo di rifugiati senza quasi più speranza nel nord dell’Iraq.

Campo profughi nel nord dell’Iraq. Non si tratta di una tendopoli, piuttosto di un villaggio costituito da case molto modeste. Le persone vivono lì da almeno 20 anni, intrappolate in un’area protetta in un Paese straniero, senza documenti né prospettive. ACP si trova sul posto da 2 anni e mezzo e cerca di portare speranza, amore e un futuro in mezzo a tanta desolazione. Dopo mesi caratterizzati dalla perseveranza, dalle innumerevoli visite e conversazioni nei vari quartieri, da lunghe notti al caldo o al freddo e da tante preghiere, si stanno finalmente manifestando i primi frutti del nostro lavoro. Il nostro project manager locale ci ha comunicato con entusiasmo del risveglio spirituale che sta avvenendo.

Le persone danno la loro vita a Gesù e si svolgono i primi battesimi. La domenica alcuni cristiani appena convertiti si riuniscono per celebrare il culto. È una novità assoluta e tutto questo in pochi mesi. Questi “giovani” cristiani sperimentano Dio in un modo molto speciale. Poco dopo la conversione, compiono subito i primi passi di fede autonomamente: parlano di Gesù ad altre persone nel campo, pregano per la guarigione, ecc... Lo fanno anche quando la nostra squadra non è presente. «Da quando conosco Gesù, amo la gente attorno a me e non posso fare altrimenti», descrive la sua trasformazione un giovane curdo che, in passato, è sopravvissuto a un bombardamento.

Molto tempo fa la nostra squadra aveva consegnato una Bibbia a una coppia con due figli. Entrambi hanno però avuto difficoltà a leggerla e non sono andati oltre la storia della creazione. Allora un membro del team li ha invitati ad approfondire il Nuovo Testamento. La coppia ha seguito il suggerimento: per circa una settimana, i due hanno trascorso sei (!) ore al giorno a leggere la Bibbia insieme e, a malapena, riuscivano a metterla via. Questo ha avuto un impatto sorprendente nella loro vita: hanno iniziato a credere in Gesù, mostrando un cambiamento immediato. Inizialmente si definivano ancora musulmani, ma ciononostante partecipavano al culto. Non ci è voluto troppo tempo perché decidessero per Gesù e venissero battezzati.

Quando al termine dell’estate la nostra squadra stava salutando il campo per rientrare a casa, si è rivolto a noi il marito di questa coppia: «Andate via per un mese intero? È un periodo lungo... Potete almeno lasciare una pila di Bibbie per coloro che nel frattempo si convertiranno?». Il team ha soddisfatto volentieri questa richiesta. Qualche settimana fa la coppia ha aperto uno snack bar nel campo e l’ha dedicato a Gesù. Tutt’a un tratto ci sono speranza, coraggio e piani per il futuro, altrimenti molto rari tra i rifugiati. Dio ha portato la vita in un campo che sembrava morto.