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Siberia 15 Siberia | Dal ghiaccio perenne all’eternità

Muoversi nel freddo siberiano, in mezzo al ghiaccio perenne, era qualcosa di familiare per un pioniere nella fondazione di nuove chiese. Recentemente ci ha lasciati per tornare alla Casa del Padre.

1993: la mia prima missione evangelistica in Russia. In un piccolo villaggio vicino a Smolensk mi siedo per la cena insieme al team. Ci troviamo davanti a una piccola capanna di legno, perché all’interno non c’è spazio per tutti. In quel momento conosco Anatoli Boyachuk. È un uomo di bassa statura, estremamente amichevole e sempre col sorriso sulle labbra. Conquista subito il mio cuore. Il suo accento leggermente ucraino rivela la sua origine.

Un anno dopo ci incontriamo di nuovo. Questa volta in Siberia, all'interno di una piccola casa di legno, ancora più stretta di quella vicino a Smolensk. Qui vive con la moglie e i loro sei figli. Da lì parte per le sue missioni.

Nei 25 anni successivi, il gentile guerriero di ACP Anatoli ha viaggiato instancabilmente, portando il Vangelo alla gente e ponendo le fondamenta per la nascita di circa 200 chiese. Grazie a lui, migliaia di persone hanno trovato la strada che porta a Gesù Cristo. Era il motore della sua vita. Ed era disposto ad accettare sacrifici e privazioni pur di far conoscere la Buona Notizia anche a quei popoli che nessuno ha mai raggiunto negli angoli più remoti della Siberia.

Insieme ai collaboratori, guidava per migliaia di chilometri con temperature fino a 60 gradi sotto zero. In certi momenti procedeva anche a passo d’uomo, attraversando le infinite distese della Siberia, caratterizzate da ghiaccio e neve perpetui. Dove non riusciva ad andare avanti con un veicolo di terra, prendeva l’elicottero. A causa del maltempo, una volta è stato costretto a passare diverse settimane in un villaggio remoto. In quel periodo ha dato una mano a tagliare la legna e laddove ce n’era bisogno, sfruttando quel tempo per predicare il Vangelo.

Anatoli non era un uomo che teneva alla propria posizione e al riconoscimento. Col tempo aveva imparato a delegare e a condividere le responsabilità. Come personalità lascia un vuoto immenso, ma il suo lavoro prosegue senza sosta. ACP ha perso un vero amico, oltre a un modello di riferimento e a un partner eccellente.