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Novità 19 Madagascar | Missionario tra i prigionieri

In questi ultimi quattro mesi, insieme ad una squadra di pastori, ci stiamo occupando dei prigionieri. Le pene detentive in Madagascar sono pesantissime e crudeli.

Le due prigioni di Antananarivo, a cui abbiamo accesso, sono sovraffollate: 5000 detenuti, e tra questi troviamo anche dei bambini, probabilmente figli dei detenuti.

Condizioni insopportabili.

Ai prigionieri vengono dati solo riso e manioca, raramente verdure, mai carne. Questo porta a gravi sintomi da carenza alimentare. Quelli che non hanno una famiglia che gli fornisca cibo supplementare sono sfortunati.

Sotto il cielo aperto

A causa della mancanza di igiene, i prigionieri sono esposti a infestazioni di pulci e pidocchi. Non ci sono docce, sapone e shampoo sono rari. L'acqua necessaria per la pulizia gocciola da un rubinetto arrugginito.

Solo le celle dei bambini e dei giovani sono accessibili a noi, vediamo nelle celle i "materassi" gomma piuma, sporchi e messi uno attaccato all’altro e senza copertura.

I servizi igienici non esistono, un secchio assume questa funzione. Viene poi svuotato in una fossa nelle immediate vicinanze delle celle.

Non esiste un reparto infermieristico e medico. Occasionalmente si presenta un medico, una volta al mese.

I detenuti passano il loro tempo in una routine alienante. Gli uomini giocano a carte e a domino. La punizione più usuale è quella di costringere il detenuto a rimanere in ginocchio per ore nel cortile.

I minorenni, per lo più ragazzi di strada, sono scolarizzati dallo stato ma in modo inadeguato e superficiale. Poche ore settimanali dedicate allo studio e il resto del tempo si passa giocando a calcio o nell’ozio più assoluto. Nelle prigioni che noi visitiamo non ci sono ragazze minorenni.

Ciò che ci indigna particolarmente è che la maggior parte dei prigionieri sono in detenzione preventiva. Non potendo pagare un avvocato, a causa della loro povertà, per iniziare il processo devono aspettare anche alcuni anni per ricevere un verdetto.

Noi portiamo a queste persone senza speranza, insieme al cibo e prodotti per l’igiene personale, un segno dell'amore di Dio: la Buona Novella. A fine di marzo abbiamo battezzato 25 prigioniere dell'ala femminile e consegnato loro una Bibbia.

Sebbene in Madagascar si usa dire: "I prigionieri sono i dimenticati del governo", Dio non li dimentica e noi abbiamo l’obiettivo di visitare più prigioni possibile e portare ai carcerati l'amore di Dio.

Il nostro ministero si svolge anche fuori dal carcere

Vi presento una testimonianza toccante. Ci incontriamo con Émile da sei anni. Fin dall'infanzia ha sentito parlare del Vangelo, ma non ha mai voluto seguire la chiamata di Dio. Ora ha anche problemi con la giustizia.

Lui e sua moglie, Lydia, discendono da progenitori cinesi, presenti in Madagascar da molte generazioni. Émile aveva una falegnameria, il lavoro non andava molto bene e il problema del Covid ha dato il colpo di grazia alla sua attività. Dopo altri tentativi di aprire nuove attività si è trovato sull’orlo del fallimento.

Émile si è poi trovato coinvolto innocentemente in un caso di giustizia e rischiando il carcere, anche se la sentenza non è ancora definitiva, Émile è terrorizzato dal carcere, questo è più che comprensibile viste le condizioni in cui vivono i prigionieri.

Nell'ottobre 2020, Émile e sua moglie Lydia si sono presentati a casa nostra. Se la polizia li trovava, avremmo passato i guai anche noi, e non guai da poco! Ma poi la paura ha lasciato il posto alla certezza interiore che Dio aveva organizzato questa visita.

Durante la sua permanenza a casa nostra, Émile fu il primo ad accogliere Gesù nella sua vita, scoppiando in lacrime, con sua stessa sorpresa. Sua moglie ha seguito il suo passo e qualche settimana fa sono stati battezzati. La nostra gioia è enorme. Adesso sono tornati a casa e stanno facendo un percorso di fede.

Questa è una delle tante storie vissute in Madagascar.